

4 ° GIORNO (verso il 3 campo) IL DESERTO COME L’HO SEMPRE SOGNATO
Alcuni mesi dopo il rientro dalla mia prima avventura africana le mie figlie, accorgendosi di quanta nostalgia provassi, mi fecero una sorpresa. Avevano trovato in una libreria specializzata un calendario dedicato ai deserti e cosi me lo regalarono. Bellissimo. Non so se lo fecero per puro amore nei miei confronti o se spinte da qualche secondo fine (la sera stessa uscirono di casa senza i miei soliti brontolii) ma tant’è, ogni mese una foto diversa mi ricordava quanto sono belle le forme della sabbia scolpite dal vento, con quel loro strano ed affascinante equilibrio cosi effimero. Le alte dune rosse di fuoco, le distese immense in cui prima del corpo è l’anima a perdersi, luoghi in cui la distanza tra quello che sei e quello che fai finalmente si annulla, eccolo il deserto che scorre nei miei pensieri, che anima le mie fantasie.
Una partenza quasi di buon ora. Logico, i km di questa tappa sono molti e tutti li, in quell’idea di deserto tanto accarezzata. Attraversiamo El Borma di corsa tanto non vale la pena soffermarsi in quel posto dedicato al petrolio. Subito prendiamo una pista che ci porterà all’inizio dell’ideale retta di 160.000 metri che passa da El Borma e arriva a B. el Kadra. I mezzi sollevano un polverone incredibile che non ci permette di stare troppo vicini l’un l’altro. Chi sta dietro guida quasi alla cieca. Finalmente abbandoniamo la pista e puntiamo decisi verso sud, verso la meta del viaggio, il motivo (almeno per me) che mi ha spinto fin quaggiù. Il deserto fino a B. el Kadra.
E incomincia il godimento. Puro. Non si può descrivere la libidine della guida sulla sterminata sabbia vergine.Il p
rimo ovvio paragone che mi viene in mente è una sciata nella neve fresca, nessuna forzatura nei movimenti, spinta costante e dolci spostamenti del peso sono quanto basta a disegnare ampi raggi. Ognuno va secondo i suoi desideri e ci sperdiamo a largo raggio lungo il viaggio, scandito dalle rapide ricerche dei compagni che bisogna fare per tenersi in contatto almeno visivo.
I gps sono una conferma della navigazione, la memoria del dove siamo passati. Per dove saremo è Mohammed il nostro sicuro riferimento, la nostra bussola umana. Dopo un paio d’orette incominciamo ad intravedere le prime difficoltà. Non per le moto. Per le due vetture al seguito.
Avevo scordato, nell’euforia di questi momenti, cosa possa significare l’insabbiamento di una vettura. E’ una sudataccia tirar fuori dalla sabbia quattro ruote. Il sole è implacabile e ogni sforzo richiede quantità industriali di energia.
Meno male per noi che i nostri supporti sono quasi del tutto autosufficienti!!
Gli insa
bbiamenti delle vetture si ripetono due, tre, quattro volte ed in un paio di occasioni ho pensato che solo un carro cingolato avrebbe potuto risolvere la situazione.
Invece
Mohammed ha dato prova di essere un pilota eccezionale, capace di inventarsi traiettorie impossibili per uscire da quei terribili insabbiamenti.
Le alte dune che vedevamo in lontananza si fanno sempre più vicine. Che meraviglia, sono proprio come quelle delle foto del calendario. Dapprim
a sono al nostro fianco, alte, superbe, rappresentano il tempo del mondo e le ammiro con il rispetto dovuto ai capolavori della natura. Infine sono davanti a noi. Quelle non possiamo evitarle. Dobbiamo passarle.
Mohammed avanza sicuro, ora gli siamo più vicini, sappiamo che sta studiando, mentre guida, l’attacco migliore, quello che gli e ci permetterà di raggiungere la cima e scavalcare il cordone. E’ incredibile come riesca ad intuire i passaggi possibili ma ancora più incredibile è che appa
rentemente lo fa senza curarsi eccessivamente di quello che l’attende appena dopo la cima. Incoscienza o estrema conoscenza? Ancora sono indeciso, ma per mia pura ignoranza
Nella foto una delle tante salite con ripetuti tentativi di scalata al limite per le vetture. La prima volta che ti affacci dall’alto del cordone che hai appena salito per scavalcarlo ti lascia perplesso. Improvvisamente capisci fino in fondo il perché è un obbligo fermarsi proprio li. Guardi verso il basso e vedi una lunga e ripidissima discesa che ti riporta venti - trenta- metri più sotto. La pendenza non diminuisce gradualmente a raccordarsi con il piano sottostante. No. Va giù di brutto e di brutto interseca il piano su cui appoggia
Ci guardiamo un po’ impensieriti. Mai fatta una discesa del genere. Mohammend non ha dubbi. Butta giù il muso della macchina e via di gas. Madonna santa….. per un attimo penso che si ribalterà, che scivolerà di lato e comincerà a rotolare sui fianchi, che, che, che… è arrivato come se niente fosse alla base ed ora si è fermato ad aspettare il resto del gruppo.
C’è sempre una prima volta! Penso cosi per darmi la spinta mentale necessaria a ingranare una marcia che spero sia almeno la seconda, accelerare, chiudere gli occhi e via….braccia tese e culo indietrooooooooooooo. Non so bene come mi ritrovo vicino a Mohammed, a guardare Scal e Pablito che ancora indugiano. Eccoli, uno dopo l’altro che si buttano a capofitto nella discesa. Vederli venir giù mi da un gusto incredibile e tengo il fiato sospeso come credo stiano facendo anche loro! Bravissimi, arrivano alla base in perfetto stile desertico. Il viaggio riprende e saranno ancora e ancora distese di sabbia, salite furbe e discese ardite e ogni volta un’emozione che si imprime nell’anima Nella foto a fianco la moto di Paolo giace abbandonata quasi sulla cima di una duna. Che fine a fatto Paolo? Forse rimirava quello che lo aspettava al di la??
Stefano e Dario sono una storia a parte. Si vede che sono bravi, ogni loro movimento è naturale, si muovono agili e sem
bra che ci siano nati nella sabbia. Eppure per Dario è la prima volta e anche Stefano non ha grossa esperienza di deserti. Ma il fuori strada ce l’hanno nel sangue e anche quella discesa se la
bevono tranquilli. Nello non è sparito… è in soccorso ad un insabbiamento della vettura!




Un paio di foto che riprendono volti diversi dello stesso deserto. Ormai siamo ben dentro il deserto ma ancora troppo distanti da B.El Kadra. Il tempo impiegato per disinsabbiare le vetture non ci permette di proseguire. Facciamo campo.
In queste foto solo vita da campo. Ora che siamo fermi osservo le tracce percorse sul gps e notiamo che ci siamo spostati decisamente verso est rispetto alla linea ideale, quelle che di solito viene percorsa dai più. La nostra guida ha paura di attraversare il confine Algerino e si tiene su un percorso che deviando si allontana dalle sue paure.
Dal monitor del pc portatile che Scal ha fatto portare nella vettura vediamo che questa deviazione ci ha fatti si allontanare dallo sconfinamento in Algeria ma ci ha anche portato verso un gruppo di cordoni dunari che si potevano evitare rimanendo lungo il percorso normalmente seguito. Non siamo dispiaciuti per questo, anzi.