Login
- -

2° Giorno

<<< PARTE PRECEDENTE

 

IL RAID RIPRENDE.
2° GIORNO (verso il 1 campo)
Il giorno dopo, con un sano ritardo causato dalle gioie del giorno precedente, ci rimettiamo in viaggio verso sud.
Mi sento più pirla del solito e, a parte questa piacevole sensazione, comincio a lasciarmi alle spalle le paure della prima notte sopraffatto dalle sensazioni che mi trasmettono le ruote.
E’ una tappa di avvicinamento ad El Borma. Il programma sarebbe di arrivarci ma il ritardo alla partenza e la concomitanza del Ramadan ci obbligano a fermarci prima in una bellissima zona  a ridosso del Grande Erg. Siamo in un campo disseminato di dunette alte pochi metri tutte da godere.
Nelle foto sotto la zona del campo
Quel grande cordone dunario laggiù però attira la mia attenzione e con Dario e Stefano decidiamo di provare a salirlo. A guardarlo non mette troppa paura, dista poco dal campo che rimane in vista. Poi è un’occasione per incominciare a testare le difficoltà che potremmo trovare più avanti. 
Se il buon giorno si vede dal mattino sono bastati i primi duecento metri (praticamente in piano) per mettere in chiaro una cosa. Qualunque cosa sia sarà dura, molto. Bene, quella duna ci aspetta. Per arrivare a q uello che si può definire il punto d i attacco ci insabbieremo tre- quattro volte.

Ci sono quattro cosette che ho imparato e consolidato da questa e dalle esperienze precedenti.
La prima è che la sabbia continua a cambiare anche quando meno  te lo aspetti (da sufficientemente grossa e portante a iper fine, il malefico fetch-fetch che ti fa affondare l’anteriore in un micro istante).
La seconda è che dietro a qualunque duna, di qualunque tipo e altezza, si può nascondere la peggiore delle trappole (salto nel vuoto con atterraggio a pacco in contro pendenza in un catino a pareti quasi verticali da cui non è possibile uscirne da soli).
La terza è che se non hai velocità sufficiente non vai da nessuna parte, neanche in discesa, e cadi.
La quarta è che se segui sulla sabbia la  traccia di spedizioni che ti hanno preceduto nel tempo non è affatto detto che ti portino da qualche parte. Molto spesso le tracce ad un certo punto svaniscono (poco male, il vento opera sempre in tale senso) ma spesso ti accorgi che arrivano ad un punto morto e tornano indietro (magari dopo aver sputato l’anima per  arrivare fin li).
A parte questo il resto è normale amministrazione.
La sosta al campo ha sempre un che di posticcio e di poetico.
Il prevalere di un aspetto sull’altro dipende da alcune cose e soprattutto avviene con il trascorrere delle ore che ti portano al sonno. Non manca l’acqua da bere ma quella per lavarsi rimarrà a lungo un sogno.
Lascio ad altri il compito di fare una descrizione (se lo vorranno) dei momenti di vita di campo e dei tramonti e dei cieli vissuti e delle stelle che incombono su tutto, insomma….della felicità di esserci.

4° Giorno

4 ° GIORNO   (verso il 3 campo) IL DESERTO COME L’HO SEMPRE SOGNATO 
Alcuni mesi dopo il rientro dalla mia prima avventura africana le mie figlie, accorgendosi di quanta nostalgia provassi, mi fecero una sorpresa. Avevano trovato in una libreria specializzata  un calendario dedicato ai deserti e cosi me lo regalarono. Bellissimo. Non so se lo fecero per puro amore nei miei confronti o se spinte da qualche secondo fine (la sera stessa uscirono di casa senza i miei soliti brontolii) ma tant’è, ogni mese una foto diversa mi ricordava quanto sono belle le forme della sabbia scolpite dal vento, con quel loro strano ed affascinante equilibrio cosi effimero. Le alte dune rosse di fuoco, le distese immense in cui prima del corpo è l’anima a perdersi, luoghi in cui la distanza tra quello che sei e quello che fai finalmente si annulla, eccolo il deserto che scorre nei miei pensieri, che anima le mie fantasie.
Una partenza quasi di buon ora. Logico, i km di questa tappa sono molti e tutti li, in quell’idea di deserto tanto accarezzata. Attraversiamo El Borma di corsa tanto non vale la pena soffermarsi in quel posto dedicato al petrolio. Subito prendiamo una pista che ci porterà all’inizio dell’ideale retta di 160.000 metri che passa da El Borma e arriva a  B. el  Kadra. I mezzi sollevano un polverone incredibile che non ci permette di stare troppo vicini l’un l’altro. Chi sta dietro guida quasi alla cieca. Finalmente abbandoniamo la pista e puntiamo decisi verso sud, verso la meta del viaggio, il motivo (almeno per me) che mi ha spinto fin quaggiù. Il deserto fino a B. el  Kadra.
E incomincia il godimento. Puro. Non si può descrivere la libidine della guida sulla sterminata sabbia vergine.Il p rimo ovvio paragone che mi viene in mente è una sciata nella neve fresca, nessuna forzatura nei movimenti, spinta costante e dolci spostamenti del peso sono quanto basta a disegnare ampi raggi. Ognuno va secondo i suoi desideri e ci sperdiamo a largo raggio lungo il viaggio, scandito dalle rapide ricerche dei compagni che  bisogna fare per tenersi in contatto almeno visivo.
I gps sono una conferma della navigazione, la memoria del dove siamo passati. Per dove saremo è Mohammed il nostro sicuro riferimento, la nostra bussola umana. Dopo un paio d’orette incominciamo ad intravedere le prime difficoltà. Non per le moto. Per le due vetture al seguito. 
Avevo scordato, nell’euforia di questi momenti, cosa possa significare l’insabbiamento di una vettura. E’ una sudataccia tirar fuori dalla sabbia quattro ruote. Il sole è implacabile e ogni sforzo richiede quantità industriali di energia. Meno male per noi che i nostri supporti sono quasi del tutto autosufficienti!!
Gli insa bbiamenti delle vetture si ripetono due, tre, quattro volte ed in un paio di occasioni ho pensato che solo un carro cingolato avrebbe potuto risolvere la situazione.
Invece Mohammed ha dato prova di essere un pilota eccezionale, capace di inventarsi traiettorie impossibili per uscire da quei terribili insabbiamenti.
Le alte dune che vedevamo in lontananza si fanno sempre più vicine. Che meraviglia, sono proprio come quelle delle foto del calendario. Dapprim a sono al nostro fianco, alte, superbe, rappresentano il tempo del mondo e le ammiro con il rispetto dovuto ai capolavori della natura. Infine sono davanti a noi. Quelle non possiamo evitarle. Dobbiamo passarle.
Mohammed avanza sicuro, ora gli siamo più vicini, sappiamo che sta studiando, mentre guida, l’attacco migliore, quello che gli  e ci permetterà di raggiungere la cima e scavalcare il cordone. E’ incredibile come riesca ad intuire i passaggi possibili ma ancora più incredibile è che appa rentemente lo fa senza curarsi eccessivamente di quello che l’attende appena dopo la cima. Incoscienza o estrema conoscenza? Ancora sono indeciso, ma per mia pura ignoranza
Nella foto una delle tante salite con ripetuti tentativi di scalata al limite per le vetture. La prima volta che ti affacci dall’alto del cordone che hai appena salito per scavalcarlo ti lascia perplesso. Improvvisamente capisci fino in fondo il perché è un obbligo fermarsi proprio li. Guardi verso il basso e vedi una lunga e ripidissima discesa che ti riporta venti - trenta-  metri più sotto. La pendenza non diminuisce gradualmente a raccordarsi con il piano sottostante. No. Va giù di brutto e di brutto interseca il piano su cui appoggia
Ci guardiamo un po’ impensieriti. Mai fatta una discesa del genere. Mohammend non ha dubbi. Butta giù il muso della macchina e via di gas. Madonna santa….. per un attimo penso che si ribalterà, che scivolerà di lato e comincerà a rotolare sui fianchi, che, che, che… è arrivato come se niente fosse  alla base ed ora si è fermato ad aspettare il resto del gruppo.
C’è sempre una prima volta! Penso cosi per darmi la spinta mentale necessaria a ingranare una marcia che spero sia almeno la seconda, accelerare, chiudere gli occhi e via….braccia tese e culo indietrooooooooooooo. Non so bene come mi ritrovo vicino a Mohammed, a guardare Scal e Pablito che ancora indugiano. Eccoli, uno dopo l’altro che si buttano a capofitto nella discesa. Vederli venir giù mi da un gusto incredibile e tengo il fiato sospeso come credo stiano facendo anche loro! Bravissimi, arrivano alla base in perfetto stile desertico. Il viaggio riprende e saranno ancora e ancora distese di sabbia, salite furbe e discese ardite e ogni volta un’emozione che si imprime nell’anima Nella foto a fianco la moto di Paolo giace abbandonata quasi sulla cima di una duna. Che fine a fatto Paolo? Forse rimirava quello che lo aspettava al di la??
Stefano e Dario sono una storia a parte. Si vede che sono bravi, ogni loro movimento è naturale, si muovono agili e sem bra che ci siano nati nella sabbia. Eppure per Dario è la prima volta e anche Stefano non ha grossa esperienza di deserti. Ma il fuori strada ce l’hanno nel sangue e anche quella discesa se la bevono tranquilli. Nello non è sparito… è in soccorso ad un insabbiamento della vettura!
Un paio di foto che riprendono volti diversi dello stesso deserto. Ormai siamo ben dentro il deserto ma ancora troppo distanti da B.El Kadra. Il tempo impiegato per disinsabbiare le vetture non ci permette di proseguire. Facciamo campo. 
In queste foto solo vita da campo. Ora che siamo fermi osservo le tracce percorse sul gps e notiamo che ci siamo spostati decisamente verso est rispetto alla linea ideale, quelle che di solito viene percorsa dai più. La nostra guida ha paura di attraversare il confine Algerino e si tiene su un percorso che deviando si allontana dalle sue paure.
Dal monitor del pc portatile che Scal ha fatto portare nella vettura vediamo  che questa deviazione ci ha fatti si allontanare dallo sconfinamento in Algeria ma ci ha anche portato verso un gruppo di cordoni dunari che si potevano evitare rimanendo lungo il percorso normalmente seguito. Non siamo dispiaciuti per questo, anzi.

 






AGGIORNATE I VOSTI PREFERITI!!!
IL SIO NETRAIDERS E' TORNATO SU
www.netraiders.net

Clicca qui:
WWW.NETRAIDER.NET




_

3° Giorno

3° GIORNO (verso il 2 campo) I LAGHI CHE VORREMMO 
Anche oggi non partiamo prestissimo. Non abbiamo ancora assimilato appieno quegli automatismi del fare e disfare un campo e le scorie della nostra vita precedente sono ancora addosso a rallentarci.
Destinazione finale del giorno una sorgente ad alcuni km a sud di El Borma che finalmente ci permetterà una sosta notturna con possibilità di lavarsi!
Tra noi e lei è previsto un passaggio ad una sorgente intermedia, Ain Erziza, e la digressione verso i laghi 1 e 2.
Partiamo senza inconvenienti e ci raccordiamo alla pipe- line che ci porterà verso gli obiettivi.
Noiosi e pigri i km passano so tto di noi e verso mezzogiorno arriviamo ad Erziza
Non la ricordavo cosi bella con quelle due – tre pozze d’acqua  larghe qualche decina di metri.Sono di un bel blu , fedele specchio di quel cielo che non guardiamo mai abbastanza.
Sappiamo benissimo che potremo fermarci solo giusto per mettere sotto i denti qualcosa ma Dario non ce la fa. Lui è troppo giovane, in un attimo si spoglia di tutto e diventa parte di quel blu.
Dopo un oretta si riparte, via, verso nuovi orizzonti!
E poi dicono che l’Africa è un paese arretrato!!
Quello che vedete non è un miraggio di civiltà, no, è proprio un cartello che ti avvisa della curva!!!! Peccato che sia l’unico che ci sia capitato d’incontrare ma almeno abbiamo apprezzato l’intenzione!!!!!!!!!
Dopo alcune decine di km è ora di prendere una nuova decisione.
Ma adesso devo chiudere questa 4° parte.

3° Giorno I Laghi che vorremmo

3° GIORNO (verso il 2 campo) I LAGHI CHE VORREMMO
Siamo all’incrocio con la traccia che potrebbe portarci ai due laghi, i mitici 1 e 2. Il più distante dista meno di 20 km di pure sabbie da dove siamo adesso. Sappiamo, per averlo letto e per parola di Mohammed, che non si tratta di una passeggiata, tanto che lui con il mezzo d’appoggio non vuole seguirci.
E poi sono già le 14.  Dobbiamo scegliere:o cercare di raggiungere i laghi ma a condizione di fare campo qui o lasciar perdere e raggiungere la non troppo distante sorgente prevista inizialmente. Il capo gruppo fa il finto democratico (eheh) e si rimette alla decisione che prenderà la maggioranza. Che si spacca. Tre a due per i laghi. Vince la voglia di beccarli, finalmente, quei laghi. Ci addentriamo in tre verso il lago 2, seguendo inizialmente una pistina agevole che ci porta, dopo poco più di due km, in una specie di grande anfiteatro circondato ai lati da alti cordoni dunari .I gps ci dicono la direzione che punta verso un cordone bello tosto.
Ci sono alcune tracce di veicoli. Le seguiamo anche se non puntano verso il nostro cordone, forse hanno seguito un percorso che lo aggira per superarlo più facilmente.
La piana dell’anfiteatro ha una sabbia di un colore e consistenza che non avevo mai incontrato. Simile per molti aspetti a quella degli Chot, ruvida in superficie avvolge come una gomma da masticare le ruote. Di fatto è cosi perché deve aver piovuto diversi giorni prima e l’acqua si è raccolta nella piana dai pendii circostanti. Non si è ancora asciugata del tutto e l’evaporazione ha creato quella crosta ruvida e scura che fa SCROC quando la ruota anteriore la rompe.
I motori devono dare tutta la loro potenza per avanzare. Ci sono tratti che la DRZ E di Stefano non sembra farcela e anche il  KTM 450 e la Yamaha 400 ne hanno piene le tasche a tirarci fuori.
Iniziamo a salire verso quello che sembra un passo tra due file di cordoni dunari. Ora la sabbia è di nuovo asciutta e le tracce dei rari veicoli appaiono e scompaiono in continuazione.
Le insidie tipiche delle dune sono ogni do ve e dobbiamo fermarci in cima ad ognuna di esse per poi proseguire fino alla prossima o deviare scansando la trappola.
Arriviamo verso la cima del passo.
Che emozione poter guardare dall’altra parte!
Un enorme cratere lunare si para davanti ai nostri occhi.
Avrà un diametro di un paio di km, quasi ellittico direi e profondo diverse decine di metri.
Ma non possiamo scendere da dove siamo noi.
Si potrebbe ma poi sarebbe impossibile risalire, troppo erto.
E se non sai come fare marcia indietro è meglio non avventurarsi.
Nemmeno in lontananza si scorgono più facili vie di uscita da quel cratere
Con il satellitare avvisiamo il campo che tutto sta procedendo bene, prossimo appuntamento telefonico fra un’oretta, forse….
Facciamo le foto e Dario con la sua moto sembra uno stambecco delle alpi. Corre tutto attorno senza darsi pace, su e giù sgasando a piene mani con  la ruota che solleva tonnellate di sabb ia ad ogni passaggio. Mitico. 
Siamo gasati, sentiamo che possiamo farcela, dobbiamo solo deviare verso nord su per quella duna, dietro non sappiamo cosa troveremo ma il lago ci chiama, forte, dentro di noi. I gps ci dicono che mancano  5 km dal primo lago! E’ li, a un tiro di gas……
Ma le lunghe ombre ci dicono che il sole è stanco e non ci lascia più molto tempo.
Io e Stefano ci guardiamo. Pensiamo la stessa cosa. Una diretta in notturna ci è bastata.
Torniamo verso il campo.
Cavolo, che rabbia!! Avessimo avuto tre ore in più ci saremmo arrivati!!!
Al campo intanto il resto del gruppo ha praticamente sistemato tutto. Avanza ancora una oretta di luce e  Stefano da prova di qual’ è il suo concetto di divertimento.
Osserva c urioso poco distante dal campo una parete di un cordone dunario che si innalza sempre più verticale per un’altezza di circa 20 metri e guarda che ti guarda ad un certo punto sbotta: divertiamoci! Proviamo a salire!!!
Salta in sella alla moto e schizza come un pazzo verso il muro di sabbia. A momenti pure non gli riesce l’impresa!!!!! Ad un niente dalla cima la moto non spinge più e con uno scatto l’adagia di lato prima di rotolare a valle. Uno spettacolo.
Che naturalmente non lascia indifferente Dario e cosi,  senza farsi pregare, si lancia nella stessa impresa. Ma nonostante ripetuti tentativi nessuno dei due arriverà lassù.!! In compenso un mucchio di coreografiche cadute con tentativi di sconce ammucchiate umano-metalliche. Sono ammirato dalla loro temerarietà.
Alla fine ci provo pure io ma in un punto che mi sembra più semplice, meno ardito. Nonostante questo la sorte è la stessa.
Paolo nel frattempo ci ha raggiunti a piedi. Osserva divertito le scene e poi, assieme, raggiungiamo a piedi la cima.
Una roba da togliere il fiato da tanto è bello il panorama che ci circonda. Le sfumature del rosso al tramonto nel deserto valgono da sole il viaggio.
Rientriamo. Domani si punta al profondo sud Tunisino. Borgj el Kadra ci attende.

 

PARTE SUCCESSIVA >>>